Redazione

Una tavola per la salute. In ricordo di Nicola Lovecchio, scienziato ‘‘scalzo”

Salute Pubblica è una tavola intorno alla quale alcuni amici (filoi) si siedono in parità per studiare e riflettere su un bene prezioso della vita umana e per liberarlo dalle teorie dei poteri tecnocratici riportandolo alla sua concretezza ”carnale”.

A questi amici non interessa fare erudizione ma capire come è possibile, attraverso una esperienza di libera simpatia e cospirazione, restituire all’uomo il controllo sulla propria salute e quindi su se stesso. Non vogliamo fare una riflessione che vada bene per l’intero universo. Riteniamo che forse possa andar bene per noi del sud Italia, del sud Europa. Andrà bene per quei luoghi da cui altri amici verranno a sedersi alla nostra tavola.

Dicevamo studiare. Leggere quanto hanno scritto altri, capire cosa dice la gente comune. Perché sulla salute, così come su altre cose, vale molto quanto sentono e dicono i protagonisti della vita, le persone semplici che non hanno un sapere strutturato e oggettivato come quello delle istituzioni. Così presteremo molta attenzione alle storie degli uomini e delle donne che lottano per la salute. A loro dobbiamo la scoperta di questa sua dimensione soggettiva. Per me in particolare fu importante conoscere nel 1995 Nicola Lovecchio, capoturno del magazzino insacco dell’Enichem di Manfredonia.

Dal suo sapere degli impianti e della lavorazione industriale scoprimmo insieme quanto fosse stata danneggiata la salute sua e di tanti altri compagni di lavoro. Mentre le istituzioni dormivano narcotizzate dal potere del profitto, lui scopriva il disastro provocato dall’uso improprio di tecniche e sostanze. A dieci anni dalla sua scomparsa (9 aprile 1997) le sue verità stanno trovando conferma nelle indagini degli esperti. Troppo tardi. Anche allora fu la nostra amicizia (filia) a farci conoscere la verità sulla scienza e sulla medicina.

Maurizio Portaluri

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