di Maurizio Portaluri
Si riporta di seguito una sintesi di uno studio epidemiologico che cerca di stimare i rischi sanitari su una popolazione composta di 29.495 persone, delle quali 14.804 uomini e 14.691 donne esposta alle ricadute delle emissioni di un cementifico. Sono stati inclusi tutte le persone che avevano risieduto nell’area per almeno un anno durante il periodo compreso tra il 2006 e il 2019 e a ciascuna è stata attribuita una esposizione di NOx come “rappresentante” della miscela di sostanze emesse dall’impianto. Dallo studio emergono eccessi di mortalità per malattie circolatorie, cardiache e soprattutto cerebrovascolari negli uomini, mentre nelle donne gli aumenti risultano più contenuti, con un possibile eccesso per malattie respiratorie acute basato però su pochi eventi. Come spesso accade al termine di questi studi si precisa che gli eventi sanitari avversi non sono attribuibili direttamente al cementificio perché vi sono le emissioni del traffico veicolare, anche pesante, viene precisato. Anche se il primo sembrerebbe pesare per i tre quarti delle emissioni totali. Al termine di questi studi ci si domanda sempre: ma allora che cosa possiamo fare per evitare che questi eventi avversi continuino a verificarsi? Gli autori suggeriscono di effettuare analisi più approfondite per stabilire quanta quota di questi eventi sia attribuibile al cementificio ed anche il biomonitoraggio, cioè misurare nel sangue e nelle urine degli abitanti gli inquinanti o loro metaboliti provenienti dal cementificio. Si tratta di proposte condivisibili, ma che richiedono tempi in cui gli effetti sanitari possono continuare a ripetersi. Nei 14 anni di studio si sono verificati circa 100 decessi per malattie circolatorie e respiratorie all’anno. Oltre a questi ci saranno stati sicuramente eventi cerebrovascolari non esitati in decessi ma che hanno prodotto stress emotivi e disabilità parziali, comunque perdita di salute. La cosa più importante da fare è sicuramente un intervento impiantistico per valutare come ridurre le emissioni. Inoltre le popolazioni maggiormente a rischio hanno diritto ad una sorveglianza medica secondo le tecniche più avanzate: non solo screening per anticipare la diagnosi di danni cardiovascolari, ma anche analisi genomiche che permettano di individuare soggetti più a rischio soprattutto al di sotto dei 40 anni.
L’inquinamento atmosferico prodotto dagli impianti industriali rappresenta un problema importante per la salute delle popolazioni che vivono nelle aree circostanti. Comprendere se e in quale misura le emissioni industriali possano contribuire all’insorgenza di malattie e all’aumento della mortalità è però un compito complesso, perché le persone sono generalmente esposte a numerose sostanze inquinanti, provenienti da fonti differenti, e perché le condizioni di salute dipendono anche dall’età, dalle abitudini individuali e dalle condizioni sociali.
A questo problema è dedicato uno studio pubblicato nel marzo 2026 sulla rivista scientifica Environments, realizzato da un gruppo di ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), appartenenti all’Istituto di Fisiologia Clinica e all’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima. La ricerca, intitolata Risk of Cardiorespiratory Mortality Associated with Emissions from a Cement Plant: A Residential Cohort Study, ha esaminato la possibile relazione tra le emissioni atmosferiche di un cementificio e la mortalità per malattie cardiovascolari e respiratorie nella popolazione residente nella Piana di Venafro, in Molise.
Lo studio si inserisce nel più ampio progetto di ricerca EPIVENAFRO+7, finanziato dalla Regione Molise, e si propone di approfondire gli effetti sanitari associati a una specifica sorgente industriale, distinguendone per quanto possibile il contributo da quello delle altre fonti di inquinamento presenti nel territorio.
L’area studiata e la popolazione coinvolta
La ricerca ha riguardato otto comuni della Piana di Venafro, in provincia di Isernia: Venafro, Sesto Campano, Pozzilli, Montaquila, Monteroduni, Conca Casale, Filignano e Macchia d’Isernia.
Si tratta di un territorio caratterizzato da una conformazione geografica particolare, con una valle circondata da rilievi montuosi che possono influenzare la circolazione dell’aria e la dispersione degli inquinanti. Nell’area sono presenti diverse fonti di pressione ambientale, tra cui il traffico stradale, anche pesante, e un importante cementificio situato nel comune di Sesto Campano.
L’impianto produce cemento e clinker, un materiale intermedio ottenuto attraverso processi di lavorazione ad alta temperatura. La sua capacità produttiva autorizzata è di circa 1,7 milioni di tonnellate di cemento all’anno. Dal 2007 il cementificio è inoltre autorizzato a utilizzare, nei propri processi produttivi, anche rifiuti non pericolosi come combustibile, attraverso un’attività di coincenerimento.
Secondo una precedente valutazione ambientale richiamata dagli autori, nel periodo 2010-2019 oltre tre quarti delle emissioni complessive di ossidi di azoto nell’area erano attribuibili al cementificio, mentre la restante parte proveniva prevalentemente dal traffico stradale. Questa circostanza ha contribuito a orientare la ricerca verso la valutazione degli effetti delle emissioni del singolo impianto industriale.
La popolazione studiata comprendeva 29.495 persone, delle quali 14.804 uomini e 14.691 donne. Sono stati inclusi tutti gli individui che avevano risieduto nell’area per almeno un anno durante il periodo compreso tra il 2006 e il 2019.
La durata complessiva dell’osservazione è stata quindi di 14 anni, con un periodo medio di osservazione individuale di circa 10,7 anni.
Una caratteristica importante della ricerca è che la popolazione non è stata considerata come un gruppo immutabile: gli autori hanno ricostruito gli spostamenti di residenza, le nascite, i decessi e i movimenti migratori. In questo modo è stato possibile tenere conto, almeno in parte, del tempo effettivamente trascorso da ciascun individuo nelle diverse zone del territorio.
Come è stata ricostruita l’esposizione agli inquinanti
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il metodo utilizzato per valutare l’esposizione della popolazione alle emissioni del cementificio.
I ricercatori hanno utilizzato una combinazione di tre modelli matematici, denominati WRF, CALMET e CALPUFF, che consentono di ricostruire le condizioni meteorologiche e di simulare il trasporto degli inquinanti nell’atmosfera.
Il primo modello ricostruisce le condizioni meteorologiche generali, il secondo permette di descrivere più dettagliatamente la circolazione dell’aria nel territorio e il terzo simula la dispersione delle sostanze emesse dal cementificio.
Per questa analisi è stato scelto il 2016 come anno meteorologico di riferimento, perché erano disponibili dati orari sulle emissioni dell’impianto e perché non risultavano particolari anomalie meteorologiche.
Attraverso i modelli è stata così costruita una mappa delle concentrazioni medie annue degli inquinanti attribuibili al cementificio, suddividendo il territorio in celle di un chilometro per un chilometro.
A ciascun residente è stato quindi assegnato un valore di esposizione corrispondente alla cella geografica in cui si trovava la sua abitazione. Sulla base dei valori ottenuti, la popolazione è stata classificata in quattro gruppi, dal meno esposto al più esposto.
Questa procedura ha permesso di confrontare la mortalità delle persone residenti nelle aree a maggiore concentrazione di emissioni industriali con quella delle persone residenti nelle aree a minore concentrazione.
Perché sono stati scelti gli ossidi di azoto
Le emissioni di un cementificio comprendono numerose sostanze: ossidi di azoto, ossidi di zolfo, polveri e altri composti prodotti dalla combustione e dalle lavorazioni industriali.
Gli autori hanno scelto di utilizzare gli ossidi di azoto, indicati con la sigla NOx, come indicatore dell’esposizione complessiva alle emissioni dell’impianto.
Questa scelta è stata determinata soprattutto dalla disponibilità di dati affidabili e continuativi. Gli ossidi di azoto sono prodotti dai processi di combustione ad alta temperatura e vengono misurati in continuo al camino principale del cementificio. Per altri inquinanti, come il particolato e l’anidride solforosa, i dati disponibili erano invece incompleti o insufficienti.
Gli NOx sono stati quindi utilizzati come proxy, cioè come indicatore indiretto dell’esposizione alla miscela di sostanze emesse dall’impianto.
Questa distinzione è fondamentale per interpretare correttamente i risultati. La ricerca non dimostra che gli ossidi di azoto siano, da soli, responsabili degli eventuali effetti sulla salute. La loro distribuzione atmosferica viene piuttosto impiegata per identificare le zone maggiormente interessate dalle emissioni industriali.
Le concentrazioni attribuite ai residenti sono state suddivise in quattro categorie. La classe meno esposta comprendeva valori compresi tra 0,068 e 0,198 microgrammi per metro cubo, mentre quella più esposta comprendeva valori tra 0,370 e 1,919 microgrammi per metro cubo.
Quali effetti sulla salute sono stati considerati
L’obiettivo dello studio era verificare se nelle aree maggiormente esposte alle emissioni del cementificio si registrasse un aumento della mortalità per alcune malattie.
Gli autori hanno utilizzato i dati del Registro nominativo delle cause di morte della Regione Molise, esaminando in particolare i decessi per malattie dell’apparato circolatorio e respiratorio.
Per le malattie circolatorie sono state considerate le patologie cardiache, le cardiopatie ischemiche, l’infarto miocardico acuto e le malattie cerebrovascolari, che comprendono gli ictus e altre patologie dei vasi sanguigni cerebrali.
Per le malattie respiratorie sono stati esaminati sia i decessi complessivi sia quelli attribuiti a patologie acute e a malattie croniche delle basse vie respiratorie.
È stata inoltre analizzata la mortalità per tutte le cause naturali.
Lo studio non ha invece esaminato specificamente la mortalità per tumori, né l’incidenza delle malattie, cioè il numero di nuovi casi diagnosticati.
I risultati della ricerca
Durante il periodo osservato sono stati registrati 1.302 decessi per malattie del sistema circolatorio, dei quali 576 negli uomini e 726 nelle donne.
I decessi per malattie respiratorie sono stati invece 215, di cui 130 negli uomini e 85 nelle donne.
I ricercatori hanno confrontato i quattro gruppi di esposizione, utilizzando metodi statistici che tengono conto di alcuni fattori in grado di influenzare la mortalità, come l’età, le condizioni socioeconomiche e la vicinanza alle principali strade.
- Mortalità generale: nell’area più esposta emerge un eccesso di mortalità per cause naturali in entrambi i sessi (+19%).
- Malattie circolatorie: si osservano eccessi negli uomini, più marcati (+60%), e nelle donne, più contenuti (+17%). Riguardano soprattutto le malattie cardiache (uomini +66%, donne +24%) e cerebrovascolari. Le cerebrovascolari mostrano l’aumento più elevato (uomini +111%, donne +52%). Negli uomini emerge anche un eccesso per cardiopatia ischemica (+61%).
- Malattie respiratorie: si osserva un eccesso per malattie respiratorie acute solo nelle donne (+133%), basato però su pochi casi. Negli uomini non emergono eccessi per cause respiratorie.
Considerazioni conclusive
Attraverso l’osservazione di quasi 30.000 persone per 14 anni, gli autori hanno individuato un’associazione tra maggiore esposizione alle emissioni industriali e incremento della mortalità per alcune malattie cardiovascolari con segnali in entrambi i generi, ma particolarmente evidente nella popolazione maschile.
Queste osservazioni sono in parte coerenti con quanto riportato da altre ricerche condotte in Italia e all’estero su popolazioni residenti vicino a impianti di produzione del cemento.
Gli autori ritengono pertanto necessario proseguire gli approfondimenti, migliorando la ricostruzione dell’esposizione ambientale e raccogliendo informazioni più dettagliate sulle caratteristiche e sulle abitudini dei residenti. Tra gli strumenti proposti figurano anche questionari individuali e indagini di biomonitoraggio umano.
In conclusione, la ricerca non dimostra che il cementificio sia la causa diretta dei decessi osservati, ma documenta associazioni epidemiologiche che giustificano ulteriori indagini e un’attenta valutazione del possibile impatto sanitario delle emissioni industriali.
Riferimento bibliografico: Bustaffa E., Mangia C., Cori L., Bianchi F., Cervino M., Imiotti M.C., Minichilli F. (2026). Risk of Cardiorespiratory Mortality Associated with Emissions from a Cement Plant: A Residential Cohort Study. Environments, 13(3), 153. https://doi.org/10.3390/environments13030153
29 ottobre 2026