Con una delibera del 15 settembre scorso la Giunta Regionale Lombarda ha approvato uno schema che le aziende sanitarie potranno utilizzare per fare convenzioni con assicurazioni private, fondi di assistenza e mutue cosicché i loro iscritti possano usufruire in modo diretto (cioè paga direttamente il loro ente assicuratore) di prestazioni sanitarie. Finora nella gran parte delle strutture del SSN ciò poteva avvenire, ma il paziente che ha un’assicurazione privata anticipa la somma e poi chiede il rimborso. Nulla di nuovo si dirà. Non proprio. Analizziamo alcuni aspetti.
- Le prestazioni sono erogate dal personale che si rende volontariamente disponibile al di fuori dell’orario di lavoro per il quale percepisce lo stipendio, cioè con quell’istituto contrattuale che si chiama libera professione intramoenia. Ciò avrà la conseguenza che l’assicurato salterà le liste di attesa e quindi queste si accorceranno ma solo per lui. Inoltre, i lavoratori della sanità, notoriamente sottopagati rispetto agli altri colleghi europei, vedranno un piccolo sollievo alla loro condizione economica in condizioni di lavoro ulteriore.
- La norma favorirà lo sviluppo di forme assicurative private che, godendo di benefici fiscali, andranno ad erodere la quota di IRPEF destinata a finanziare il servizio pubblico. Si consideri che i sindacati medici hanno sottoscritto un accordo con la Regione Lombardia e che tutti i sindacati dei lavoratori hanno introdotto nei contratti nazionali il cosiddetto Welfare Aziendale, delle piccole assicurazioni private, anche queste pagate dal datore di lavoro con sconti sull’IRPEF. Inoltre, il Ministro dell’Istruzione e del Merito in una recente circolare a tutti i docenti annuncia per il prossimo anno l’arrivo di questo benefit anche per questa categoria di lavoratori notoriamente sottopagata.
Nello stesso periodo, il 29 settembre, la Giunta Regionale Lombarda ha erogato alle strutture private un extra di 10 milioni di euro per abbattimento delle liste di attesa sostenendo che nel SSR non vi sono le risorse umane sufficienti. Poi però ci sono se a pagare sono le assicurazioni.
È ben chiaro a tutti che quanto sta avvedendo in Lombardia è la testa di ariete per il progressivo ritorno alla sanità mutualistica antecedente al 1978, che quell’anno con la riforma sanitaria passò al sistema universalistico di tipo inglese. Nel corso dei decenni le picconate sono state molteplici, implicite con resistenze passive ed esplicite con il decreto legislativo del 1992. Ma oggi anche per la cosiddetta sinistra in Italia l’iniziativa privata in sanità è argomento tabù.
Ho partecipato qualche giorno fa ad un incontro di Assolombarda sulla sanità. Ovviamente Assolombarda se ne occupa come si occupa dell’industria metalmeccanica, tessile ecc. Uno dei temi era proprio quello della nuova norma lombarda. Un consigliere di amministrazione di una delle maggiori assicurazioni per dirigenti industriali ha ammesso che l’assicurazione privata potrà incrementare il consumismo sanitario per il semplice ragionamento dell’assicurato che pretende di recuperare in prestazioni ciò che ha speso per pagare la polizza annualmente.
Attualmente 14 milioni di italiani hanno una assicurazione privata. Si tratta di contratti che rimborsano, per lo più con franchigia, prestazioni di piccolo peso economico per i contraenti, non certo per i ceti meno abbienti e impoveriti in questi decenni di tagli alla spesa pubblica. Se si va su grandi interventi chirurgici o non sono contemplati o sono sottoposti a condizioni capestro. Insomma, per i grandi guai, lo Stato non manca mai!
Il tema è molto sensibile e se ne parla poco. Tocca le tasche e la vita delle persone impoverite ma anche della media borghesia. Non siamo mai stati tutti uguali, ma almeno in ospedale un po’di più.
La questione di fondo è culturale e politica. Se la salute è solo una questione di prestazioni, allora qualunque erogatore va bene. Se la salute è il prodotto di fattori economici e sociali, un modello solo prestazionale tenderà solo ad espandersi e per guadagnare di più si moltiplicheranno le prestazioni inutili intasando tutti i canali di erogazione. Ma il business delle assicurazioni crescerà. Inoltre chi ha un lavoro avrà una copertura assicurativa che gli permetterà di saltare le liste di attesa anche se non sempre di ricevere la prestazione più appropriata. Mentre chi non lavora più o è precario e lavora in nero non si curerà come già avviene.
Di seguito un intervento e una campagna di Medicina Democratica sul tema.
Nota di Medicina Democratica su Quotidiano Sanità sulla superintramoenia lombarda
Maurizio Portaluri
16 novembre 2025