Franco Carella è stato Senatore della Repubblica eletto in Puglia dal 1994 al 2006. Come medico è poi stato direttore del Dipartimento di Prevenzione della ASL di Foggia. Insomma, è uno che la vicenda dell’industria chimica di Manfredonia e del relativo Sito di Interessa nazionale per le bonifiche la conosce molto da vicino.
In occasione del cinquantesimo anniversario dell’incidente del 1976, a seguito del quale si dispersero nell’ambiente circa 40 tonnellate di anidride arseniosa esattamente tre mesi dopo Seveso, è intervenuto nel dibattito promosso dalla testata online Stato Quotidiano[1]
Riportiamo qui alcuni passaggi chiave rinviando al documento integrale nel link in calce.
Franco Carella
Nell’ultimo articolo Pellegrino, in conclusione, sottolinea come Manfredonia, da anni Sito di Interesse Nazionale (SIN), continua ad esserlo ed i problemi di ieri sono ancora quelli di oggi, pur essendo trascorso un cinquantennio. L’interrogativo in questo anniversario è: tra difficoltà, inadempienze e ritardi notevoli, sarà mai realizzata una bonifica integrale nel territorio interessato, che tuteli la salute dei cittadini e restituisca almeno in parte quel paesaggio costiero del Golfo sacrificato?
Agli interrogativi di Pellegrino non si può sottacere come quello che il SIN di Manfredonia sembra avere a tutti gli effetti i connotati di un Sito di Interesse Nazionale “figlio di un dio minore”, non tanto per i ritardi nelle bonifiche quanto per la minore attenzione istituzionale e per la (scarsa) quantità di risorse economiche destinate.
E’ un fatto che per i progetti specifici di “Valutazione della esposizione e della salute secondo l’approccio integrato One Health”, concretamente per Taranto e Brindisi la Regione Puglia abbia stanziato fondi ministeriali vincolati. Prevedendo per la gestione e il flusso dei finanziamenti che questi avvengano tramite Accordi di Collaborazione ex art.15 della Legge 241/90 tra l’AReSS Puglia (Agenzia Regionale per la salute e il Sociale) e le singole ASL coinvolte. Tutto questo per Manfredonia non è avvenuto, e l’accordo ex art.15 del giugno 2026 promosso dal Comune di Manfredonia è nato al contrario, anche se meritoriamente dal “basso”. Infatti è stato il Comune di Manfredonia a proporre l’accordo e a trascinare l’AReSS Puglia alla firma. Ma questa impostazione genera due evidenti criticità strutturali, denunciando quella minore attenzione istituzionale riservata al nostro SIN, prima richiamata.
. Il paradosso delle “risorse zero”. Come ha più volte rimarcato il Sindaco La Marca, l’accordo ex art 15 siglato dal Comune di Manfredonia con AReSS Puglia si basa sulla condivisione di banche dati e competenze professionali già esistenti e non introduce nuovi capitoli di spesa, contando sulla partecipazione dei medici ISDE (medici per l’Ambiente). Il principio del “costo zero” dell’amministrazione comunale di Manfredonia solleva però una critica fondamentale: la tutela della salute pubblica e la riparazione del danno ambientale non possono e non devono essere a costo zero. Se per le casse del Comune l’accordo ex art.15 rappresenta un risparmio immediato nell’attivazione di tavoli tecnici, l’enfasi sulla gratuità rischia di oscurare la reale entità del problema economico e politico: un monitoraggio efficace sulle condizioni di salute e dell’ambiente nel solco del “Progetto Sentieri” e, soprattutto per gli interventi di bonifica – quelli non vincolanti secondo le logiche di Eni Rewind – questi richiedono risorse finanziarie massive e costanti.
. La Regione come soggetto “passivo”. Mentre nel modello del Bando PNC (Piano Nazionale Complementare al PNRR) le risorse assegnate dal Ministero della salute alle Regione, gestite tecnicamente da AReSS Puglia Puglia, sono state vincolate a progetti ministeriali standardizzati e finalizzati alle aree SIN di Taranto e Brindisi (Taranto 2 milioni di euro, Brindisi 500 mila euro). Per Manfredonia, tagliata fuori dai fondi del bando ministeriale, la Regione, sempre tramite l’ARsSS, partecipa al tavolo tecnico previsto dall’accordo promosso dal Comune “gratuitamente”, quasi come garante istituzionale limitandosi a mettere a disposizione i dati pregressi, ovvero quelli del progetto SENTIERI, lasciando di fatto l’onere organizzativo sulle spalle del Comune e dei “cittadini attivi” che praticano i principi del Citizen Science.
Il parallelismo con gli altri SIN della Puglia evidenzia di fatto una disparità netta nel trattamento istituzionale confermando per Manfredonia quella minore attenzione denunciata
. Il divario con Taranto e Brindisi: A differenza di Manfredonia, i SIN di Taranto e Brindisi sono stati al centro di provvedimenti normativi speciali, commissariamenti straordinari e,soprattutto, beneficiarie dello stanziamento di risorse pubbliche (statali e regionali) destinate specificatamente alle bonifiche e al potenziamento della sanità locale
Appare evidente che l’assenza per il SIN di Manfredonia di un budget strutturato analogo a quello dei progetti piloti di Taranto e Brindisi, apre il dubbio sulla sostenibilità a lungo termine del sistema di sorveglianza permanente se non verranno intercettati fondi ad hoc.
. Il paradosso di Manfredonia: Pur condividendo lo status di SIN e avendo una storia epidemiologica altrettanto importante dovuta all’Enichem, Manfredonia ha storicamenteavuto una frazione marginale di questi investimenti diretti. La bonifica è rimasta legata quasi esclusivamente ai piani privati del soggetto inquinatore (Eni Rewind (gestire le demolizioni degli stabilimenti e la bonifica dei siti ENI ex industriali). Quindi agisce esclusivamente nelle proprie aree, con l’obiettivo di rivenderle, lasciando le aree pubbliche e il mare in carenza di progetti e risorse. Aree e matrici ambientali inquinate dall’attività industriale svolta da ENI, sia per lo scoppio, sia durante la “normale” fuoriuscita di arsenico e per quanto riguarda il mare, per lo smaltimento dei sali sodici e nessuna verifica a mare della potenziale dispersione degli inquinanti, attraverso la falda, nel corso delle fasi di lavaggio della falda con le attività di bonifica.
La realizzazione della Casa della Salute e dell’Ambiente di Manfredonia in questa prospettiva, date le premesse di risorse finanziarie dirette pari a zero, compreso il mancato coinvolgimento operativo iniziale del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL Foggia, e la possibilità di svolgere sua missione, è fortemente indebolita.
La Casa della Salute e dell’Ambiente è un importante presidio civico e non può, in alcun modo, sostituirsi alle funzioni, al personale e alla responsabilità istituzionale del Dipartimento di Prevenzione dell’ASL.
Il rischio di un “malinteso istituzionale” è per ciò concreto. Quando la politica locale enfatizza la collaborazione con il mondo associativo o presenta accordi a costo zero, rischia di generare una pericolosa ambiguità, quasi a suggerire che l’attivismo dei cittadini possa colmare i vuoti di organico o le carenze strutturali della sanità pubblica. Tutto questo crea una disparità oggettiva tra i SIN pugliesi, costituendo una ingiustificabile trappola mettendo a rischio o scaricando le responsabilità di un eventuale fallimento sul “modello alternativo” fondato sulla democrazia partecipata. Esperienza qualificante della lunga esperienza di successo del Movimento cittadino, modello per le mobilitazioni e battaglie ambientaliste, pertanto un insuccesso che Manfredonia non può assolutamente permettersi.
La tutela della salute di Manfredonia non può dipendere dalla buona volontà o dal tempo libero dei singoli: ha bisogno di organici potenziati e stabili dentro le istituzioni sanitarie pubbliche, pagati con risorse dedicate.
Se il Dipartimento di Prevenzione di Foggia e le sue articolazioni di Manfredonia sono cronicamente sotto organico, un accordo a ”costo zero” non risolverà il problema strutturale. Per fare ulteriori indagini epidemiologiche serie e un monitoraggio ambientale sulla popolazione di Manfredonia, la Regione Puglia deve autorizzare piani straordinari di assunzione dedicati, esattamente come è stato fatto per l’area di Taranto e Brindisi.
15 settembre 2026
[1] https://www.statoquotidiano.it/15/09/2026/manfredonia-il-sin-figlio-di-un-dio-minore-cinquantanni-dopo-bonifiche-e-risorse-restano-un-miraggio/1350148/