Tra i 1756 lavoratori del petrolchimico di Brindisi, quelli più esposti al cloruro di vinile monomero (CVM) hanno perso due anni e mezzo di vita rispetto ai compagni di lavoro non esposti o meno esposti. Questo è uno dei risultati preliminari a cui sono giunti Emilio Gianicolo e Maria Blettner dell’Istituto di Biometria, Epidemiologia ed Informatica Medica dell’Università di Mainz (Germania), Susi Epifani e Luca Convertini della ASL di Brindisi, Federico Scognamiglio dell’Università di Padova e Maurizio Portaluri dell’Ospedale Papa Giovanni XXXIII di Bergamo.
I risultati sono stati presentati al 41° Congresso Nazionale di Igiene Industriale ed Ambientale, svoltosi a Taranto dal 25 al 27 giugno scorsi, e saranno oggetto di presentazione durante la 70esima conferenza della Società Tedesca di Informatica Medica Biometria ed Epidemiologia che si terrà a Jena (Germania) a settembre.
Il CVM è il gas da cui, per polimerizzazione, si ottiene il PVC. La produzione di PVC a Brindisi, iniziata nel 1963, è terminata nel 1995. Alla fine degli anni ‘90, diversi Tribunali in Italia, tra cui quello di Brindisi, avviarono procedimenti penali a carico di datori di lavoro e dirigenti degli impianti a causa di condizioni di lavoro considerate pericolose per la salute. A Brindisi l’indagine, che fu iniziata nel 1995 dall’allora procuratore aggiunto Piacente, non giunse alla fase dibattimentale. La chiusura delle indagini, avvenuta nel 2003, ha permesso tuttavia di accedere ad informazioni di grande interesse per la salute dei lavoratori.
L’obiettivo dello studio attuale è stato di valutare il rischio di mortalità dei lavoratori della coorte di Brindisi. A tale scopo il gruppo di lavoro ha associato ai dati di esposizione al CVM, disponibili dagli archivi aziendali, i dati, aggiornati al 2024, riguardanti lo stato in vita dei lavoratori e le eventuali cause di decesso. Tale lavoro è stato svolto in collaborazione con le anagrafi comunali di diversi comuni pugliesi e attraverso la consultazione di archivi sanitari ed amministrativi in uso presso la ASL di Brindisi.
È utile sottolineare che altri siti industriali come Porto Marghera, Ravenna e Ferrara, in cui è stato impiegato il CVM, erano stati già oggetto, negli anni recenti, di studi epidemiologici condotti prevalentemente dall’Istituto Superiore di Sanità. Di tale beneficio, in termini di conoscenza degli effetti sulla salute di esposizioni nocive, non si era ancora avvalsa la coorte del petrolchimico di Brindisi. Questa iniziativa della locale ASL, con il coordinamento scientifico dell’Istituto di Mainz, ha permesso di colmare questa lacuna conoscitiva.
I risultati ottenuti sinora dallo studio sui lavoratori del petrolchimico di Brindisi sono in linea con gli studi simili condotti in Italia ed all’estero. Non mancano tuttavia elementi di novità, tra questi per esempio il risultato sui tempi di sopravvivenza, diminuiti di 0,6 anni per ogni incremento unitario dell’esposizione a CVM. In altri termini, all’aumento delle concentrazioni di CVM nei luoghi di lavoro del petrolchimico brindisino è corrisposta una diminuzione progressiva degli anni di vita vissuta. È stata, inoltre, riscontrata una forte associazione tra l’esposizione a CVM ed il rischio per il cancro al polmone e, in misura maggiore, per il cancro al fegato.
25 luglio 2025