di Vito Totire
Da Liuyang a Bari: basta usare San Nicola… per inquinare
Appello a tutte le persone ragionevoli: EVITARE I FUOCHI ANNUNCIATI… CON LA SCUSA DI SAN NICOLA, del cui consenso non abbiamo cenno
Ennesima orrenda strage in una fabbrica di fuochi artificiali in Cina, a Liuyang, nella provincia dello Hunan; i media parlano di 26 morti e 61 feriti. La questione ci riguarda anzitutto per una questione etica di solidarietà internazionale, ma anche perché le produzioni cinesi sono in massima parte destinate ai mercati di tutto il mondo; da sempre la “divisione capitalistica internazionale del lavoro” ha indotto la politica della delocalizzazione delle produzioni più nocive dall’Occidente verso aree più povere, dove i “costi del lavoro” sono inferiori e dove le imprese fondano la loro pratica sul cosiddetto “doppio standard” (livelli di esposizione e inquinamento più alti nei paesi poveri, livelli che la classe operaia nei paesi occidentali avrebbe la forza di contestare). LA STRAGE DI LIUYANG CI RIGUARDA DIRETTAMENTE COME COMMITTENTI E CONSUMATORI, IN QUANTO QUEL DISTRETTO COPRE IL 70% DELLA PRODUZIONE NAZIONALE CINESE DESTINATA ALL’ESPORTAZIONE.
Quindi abbiamo notizia dell’ennesima strage in un comparto che, in tutto il mondo, è il più mortifero di tutti (tenendo conto del rapporto tra eventi mortali e numero degli addetti); l’elenco delle stragi è “interminabile”. Solo in quell’area della Cina i media hanno ricordato numerose altre stragi, a partire sia da impianti produttivi sia da negozi; nel 2023 tre morti nella città di Tianjin (Cina settentrionale); l’anno scorso risultano morte 9 persone, sempre nella provincia di Hunan; ancora eventi mortali nel febbraio 2026 nelle province di Hubei e Jiangsu (12 e 8 morti).
Per l’Italia e l’Europa gli eventi più recenti: Modugno, Ercolano, Crans-Montana… anche qui la lista è “interminabile” e include non solo siti produttivi o di commercializzazione, ma anche (come Crans-Montana) luoghi del tempo libero. Stiamo redigendo un dossier e una mostra sul comparto produttivo dei fuochi artificiali.
Occorre affrontare la questione di fondo: LA MERCE PRODOTTA A LIUYANG VA MESSA AL BANDO, INTERROMPENDO UNA VOLTA PER TUTTE IL LEGAME TRA PRODUTTORI E CONSUMATORI.
Le stragi causate dai fuochi artificiali hanno funestato e insanguinato da secoli il pianeta: si produce, si commercializza, si consuma una merce che causa inevitabilmente inquinamento e, frequentemente, morte se non strage.
Le candele pirotecniche di Crans-Montana sono l’ultima tappa di una produzione che va assolutamente abolita alla fonte.
Per abolirla occorre rinforzare un movimento di opposizione che oggi esiste ma è frammentato e che non ha avuto ancora neanche uno sblocco parlamentare chiaro; non serve infatti fare proposte, all’ultimo minuto, tendenti a ridurre l’impatto di queste merci nocive e mortifere per qualche ora o per un giorno all’anno.
Bisogna respingere le immagini edulcorate che anche le istituzioni tendono a dare di queste merci inquinanti, nocive e mortifere.
Molti sono complici della logica di mercato, anche alcuni “ecologisti da giovani” o “ecologisti della domenica”, come si dice in Italia.
Qualche settimana fa, nientemeno, il sindaco e il vescovo di Sulmona hanno protestato contro il prefetto per il divieto d’uso dei fuochi in occasione della festa del santo di turno.
Oggi prendiamo atto della situazione paradossale di Bari: un tale presidente della Fiera del Levante (la nuova fiera, presupponiamo diversa dalla vecchia) decide di regalare ai baresi l’emozione dei fuochi artificiali!
Questo presidente, di cui non conosciamo i meriti (certamente ne avrà nel campo del “commercio”), in sostanza dice: “Vi regaliamo una buona quantità di inquinanti e di polveri sottili” (*); pare che la ratio sia anche il cosiddetto rispetto della tradizione. Che certe “tradizioni”, in questa era di mutamenti climatici, debbano essere messe in archivio non sfiora il presidente della “nuova FdL”.
Cioè, la nuova FdL spende risorse economiche… PER INQUINARE: una politica davvero… innovativa!
Tra l’altro, da un quartiere di Bari pareva essere sorta un’iniziativa, qualche anno fa, per sostituire i fuochi inquinanti con giochi di luce… ci abbiamo ripensato?
Il sindaco pro tempore (ecologista da giovane?) non obietta, ma addirittura il priore della basilica di San Nicola ringrazia sentitamente.
Ma San Nicola è stato consultato o usato come scusa per reiterare una pratica consumistica e inquinante? Più volte abbiamo sollecitato la Chiesa cattolica sul tema: dopo le “belle parole” di papa Bergoglio, nessuna presa di posizione. È vero che spesso sono enti laici a spingere per i fuochi, è vero che abbiamo registrato posizioni di dissenso da parte di vescovi, ma lo stesso cardinale Zuppi, sul tema, non si pronuncia, tant’è che i fuochi li abbiamo dovuti sopportare anche a Bologna il 4 ottobre (questa volta la “scusa” è San Petronio e non San Nicola).
Non vogliamo essere semplicisti; conosciamo il significato della festa del santo nelle feste del Sud. Abolire la festa del santo (storicamente accaduto per epidemie in corso) ha spesso indotto reazioni rabbiose di protesta di braccianti e contadini; è ovvio: dopo un anno di fatiche e di lavoro (da sole a sole), abolire quel momento di festa era percepito come intollerabile.
Ma non siamo più al tempo delle tre F di memoria borbonica: feste, farina e forca.
I tempi sono cambiati, i mutamenti climatici incombono, le merci che producono morte (a partire, in primis, dalle armi) vanno messe al bando evitando che vengano prodotte e non cercando labili tentativi di ostacolarne la commercializzazione.
Certo, quest’anno, qualora si dovesse insistere sui fuochi, gli organizzatori saranno attenti a non dirigere i cannoncini in direzione delle barche dei fedeli di San Nicola, come è accaduto diversi anni fa, ma sarebbe troppo poco: i fuochi vanno evitati.
I “decisori politici”, anziché evitare di ascoltare il nostro appello, rivolgano un pensiero alle stragi di Liuyang, Modugno, Ercolano, Crans-Montana… l’elenco è troppo lungo per citare qui e adesso tutti gli eventi.
FACCIAMO UNA COSA GIUSTA: i denari sprecati per inquinare si devolvano alle associazioni che si occupano di tratta di esseri umani. Sarebbe più coerente con l’opera attribuita a San Nicola dagli storici; certamente sarebbe un investimento socialmente utile e avremmo, la sera della festa, un’aria più salubre.
FACCIAMO LA COSA GIUSTA: METTIAMO AL BANDO TUTTA LA PRODUZIONE DI TUTTE LE MERCI INQUINANTI E NOCIVE, A PARTIRE DALLE ARMI… E TUTTE LE ALTRE.
Vito Totire
RETE NAZIONALE LAVORO SICURO Via Polese 30, 40122 Bologna
Bologna, 6 maggio 2026
(*) I grafici sulle polveri sottili prodotte dai fuochi artificiali sono facilmente reperibili via Internet; altrettanto facilmente reperibili sono la composizione chimica dei fuochi e le relative dispersioni di sostanze tossiche, nocive, cancerogene, nanoparticelle ecc.: informazioni di dominio pubblico.