Ancora cattive notizie per la salute delle popolazioni pugliesi residenti a Brindisi, Taranto, Bari e Manfredonia. E’ quanto è emerso da diversi contributi scientifici presentati alla Conference 2016 dell’International Society for Environmental Epidemiology (ISEE) svoltasi in questi giorni a Roma, il congresso mondiale degli epidemiologi giunti in Italia da tutti i continenti.

BRINDISI: IL PM10 DELLE 3 CENTRALI ELETTRICHE HANNO PROVOCATO PIU’ DECESSI PER TUMORI, MALATTIE RESPIRATORIE E CARDIACHE

Nell’area di Brindisi in relazione alle emissioni delle tre centrali operanti sul territorio, due delle quali ancora attive, è stato condotto uno studio dei ricercatori del Dipartimento di Epidemiologia del Lazio (DEP), dell’Ares Puglia, dell’ARPA e della ASL di Brindisi guidato per incarico del Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia da Francesco Forastiere (DEP)

E’ stata analizzata una popolazione di 229.334 cittadini (coorte in termine tecnico) residenti al 2001 in 7 comuni della provincia di Brindisi e ne è stato seguito il destino fino al 2013. Attraverso l’applicazione di un modello di simulazione della dispersione degli inquinanti, è stata attribuita a ciascun membro della coorte l’esposizione al PM10, la condizione socio economica e il settore di occupazione. E’ stato calcolato che, per alcune cause di morte, è associato un aumento significativo di rischio al crescere dell’esposizione a PM10. Nei soggetti della coorte più esposti a neanche un microgrammo (precisamente 0.65) al metro cubo d’aria in più di altri, si riscontra una mortalità annua più elevata per tutti i tumori (+8%), tra questi spiccano il cancro del pancreas: +11%, e il cancro della vescica: +16%);  per malattie respiratorie (+12%), per eventi coronarici acuti, cioè decessi per infarto cardiaco (+11%). Si noti che il “limite di legge” di concentrazione media annua di PM10 e’ ancora posto molto in alto, a 40 microgrammi al metro cubo d’aria: questo studio conferma, se ce ne fosse ancora bisogno, che questa misura non è adeguata alle evidenze scientifiche della nocività del PM10.

Preliminarmente allo studio epidemiologico su menzionato è stato condotto dallo stesso gruppo di ricerca una valutazione retrospettiva dell’inquinamento dell’aria dalle emissioni di PM10 ed SO2 delle centrali elettriche di Brindisi nel periodo 1991-2014 con l’impiego di modellistica consolidata applicata alle emissioni misurate dalle centraline nello stesso periodo. I valori più alti di SO2 si sono avuti dal 1991 al 1997 (33-41 microgr/m3) decresciuti rapidamente del 65% nel periodo 1998-2002 e del 90% negli anni successivi.

TARANTO: CONFERMATA LA RELAZIONE TRA AUMENTO DELLA MORTALITA’ E PM10 ED SO2 DELL’ACCIAIERIA

Due studi, condotti sempre per incarico del CSA Regione Puglia da un gruppo di ricerca guidato da Francesco Forastiere (DEP), hanno riguardato Taranto.

Uno studio ha preso in esame la relazione tra l’inquinamento industriale e la mortalità a Taranto ed è stato condotto su una popolazione (coorte) di residenti dal 2008 al 2013. La ricerca rileva un eccesso di mortalità per cause naturali del 2,66% per ogni incremento di particolato PM10 di origine industriale di 1 microgr/m3, mentre la mortalità per cause respiratorie risulta in eccesso di 8,39% per analoghi incrementi del PM10.

L’altro studio ha valutato l’effetto delle emissioni di PM10 ed SO2 dell’ILVA su una coorte di popolazione seguita dal 1998 al 2013. Entrambi i traccianti sono associati (cioè sono responsabili) rispettivamente ad eccessi del 4% e 6 % della mortalità naturale, del 5% e dell’11% di decessi per malattie cardiache, del 10% e del 29% di decessi per infarto cardiaco. Gli effetti sono attribuibili sia ad esposizioni degli ultimi 5 anni del periodo studiato che ad esposizioni lontane nel tempo anche di 35 anni.

TUMORI TIROIDE E SITI INQUINATI: ECCESSI A BRINDISI, TARANTO E BARI

Un altro studio presentato alla congresso dell’ISEE a Roma in cui si menzionano le città pugliesi di Bari, Brindisi e Taranto è stato condotto da ricercatrici dell’Istituto Superiore di Sanità sui 44 siti di interesse nazionale per la bonifica (SIN) e riguarda il rischio di contrarre tumori della tiroide. Lo studio non ha precedenti perché le cause riconosciute di tumore della tiroide sono le radiazioni ionizzanti, quelli potenziali le centrali nucleari e l’esposizione a radon. Altri rischi sono rappresentati dai pesticidi e da alcune sostanze chimiche.

I dati di mortalità esaminati non sono informativi eccetto che per gli eccessi in donne residenti a Bari (città con un’area portuale ed un impianto di cemento amianto, la Fibronit). I dati di ospedalizzazione al contrario rivelano eccessi in entrambi i sessi in 8 siti: Brescia-Caffaro (impianti chimici, discariche), Laghi di Mantova (petrolchimica, chimica, raffineria e discariche) , Livorno (petrolchimica e raffineria), Piombino (chimica, acciaio e discariche), Bari, Taranto (petrolchimica, acciaio e discariche) e Brindisi (petrolchimica, chimica e discariche). Nel solo sesso maschile gli eccessi si rilevano in 3 siti (Balangero (miniere di asbesto, discariche), Sassuolo-Scandiano (chimica e discariche) e Milazzo (raffineria). nNel solo sesso femminile in 3 siti: Casale-Monferrato (impianti di cemento-amianto), Valle del Sacco (impianti chimici), Sulci (impianti chimici e discariche).

MALFORMAZIONI CONGENITE: IL PRIMATO DI MANFREDONIA

Uno studio è stato condotto sulle malformazioni neonatali nei siti di interesse per le bonifiche (SIN). Negli anni 1992-2011 sono state rinvenute 781 malformazioni congenite a carico di vari organi (multiple) su 229.000 nati. Il tasso rinvenuto nei siti inquinati è di 26,9/10000 nati contro il 21,6/10000 nati delle aree coperte dai registri. Eccessi di malformazioni congenite sono stati rivenuti in 3 siti : Manfredonia (+56%), Mantova (+37%) e Leghorn (+20%).

ALCUNE CONSIDERAZIONI

Gli studi promossi dal Centro Salute e Ambiente della Regione Puglia confermano quanto l’indagine scientifica ha rilevato negli ultimi decenni a carico delle popolazioni di Taranto e Brindisi dove si concentrano le attività industriali più inquinanti della Regione.

Rispetto ai precedenti studi quelli presentati al congresso mondiale di epidemiologia di Roma sono studi di coorte che “fotografano” e seguono il “destino sanitario” di una popolazione da un certo anno in poi e attribuiscono a ciascun componente di quella popolazione valori di esposizione ad inquinanti (PM10 e SO2) emessi dai camini delle industrie. Inoltre tengono conto delle condizioni socio-economiche dei componenti la coorte che, come è noto, influiscono pesantemente sulla salute e quindi anche sulla mortalità.

Per Taranto si tratta di un aggiornamento di quanto Forastiere e Biggeri avevano rilevato per conto dell’ufficio del GIP Todisco di Taranto nel corso del procedimento penale ancora in corso in quella città per disastro ambientale.

Per Brindisi lo studio era molto atteso dopo una petizione di 10.000 cittadini per una indagine epidemiologica consegnata alle autorità nel 2012 e dopo che il precedente governo regionale (Vendola) aveva minimizzato l’impatto sulla salute della storia industriale di Brindisi nonostante la produzione di studi di segno contrario e l’attuale (Emiliano) ha in programma di ridurre fortemente i posti letto ospedalieri al di sotto della media regionale proprio in questa provincia.

I dati su Brindisi si riferiscono solo all’impatto del PM10. Sarà interessante vedere l’effetto della SO2 sulla coorte presa in esame dal momento che uno degli studi ne ha stimato la dispersione. Inoltre considerato il carattere analitico dello studio sarà interessante vedere quali porzioni di popolazione hanno maggiormente patito i danni alla salute da inquinamento industriale. Si consideri che lo studio non prende in considerazione gli effetti delle emissioni del polo chimico che si andrebbero ad aggiungere a quelli delle centrali elettriche. Si tratta quindi una valutazione parziale ancorchè drammaticamente espicativa. E’ interessante notare che a fronte di una notevole riduzione delle emissioni industriali dal 2002 in poi, la coorte contiene ben il 40% di individui con una condizione socio-economica bassa, a dimostrazione del fatto che la grande industria non ha prodotto lo sviluppo economico diffuso tanto promesso.

Il dato dell’effetto nocivo sulla salute nell’area Brindisina delle emissioni delle tre centrali è coerente con lo studio pubblicato lo scorso anno da un gruppo di ricerca del CNR che attribuiva al particolato primario e secondario della Centrale Brindisi Sud da 7 a 44 decessi annui su tutta l’area salentina.

Alla vigilia del quarantennale dell’incidente di Manfredonia (26 settembre 1976 esplosione della colonna dell’arsenico) interessante il dato sulle malformazioni congenite con un eccesso di quelle multiple proprio nella città garganica dove è in corso, promosso dalla amministrazione comunale (Sindaco Riccardi), uno studio di coorte partecipato sia della popolazione esposta all’incidente, sia dei lavoratori che furono addetti al disinquinamento dell’area

Un altro studio in passato aveva rilevato a Brindisi un eccesso di malformazioni congenite, in particolare cardiache, rispetto al dato dei registri europei (EUROCAT) nel decennio 2001-2010 ed aveva, inoltre, riportato un aumento di rischio in corrispondenza di picchi di SO2, tracciante industriale frutto della combustione di carbone e derivati del petrolio.

La continua produzione di evidenze scientifiche circa gli effetti nocivi sulla salute delle popolazioni pugliesi dell’inquinamento industriale va ad accrescere nell’opinione pubblica la coscienza degli effetti dannosi di un modello di sviluppo distorto e giunge a sostegno di quei decisori politici che credono in un modello economico differente.