Sabato 16 dicembre 2017 dalle 10.00 alle 13.00 si terrà a Mesagne, presso il Lab Creation in via Lucantonio Aresta 15, un’assemblea-workshop di Salute Pubblica. Tutti i soci e simpatizzanti sono invitati a partecipare.  Per questioni organizzative vi chiediamo di comunicare la partecipazione scrivendo a salutepubblicapress@gmail.com

PROGRAMMA

I Parte: Workshop

ore 10.00 Saluti del Sindaco di Mesagne, Pompeo Molfetta

Introduce Maurizio Portaluri, direttore responsabile della rivista Salute Pubblica

ore 10.15 Come i cittadini possono contribuire alla conoscenza in tema di salute pubblica. Annibale Biggeri Università di Firenze (via skype)

ore 10.30 Nuove frontiere della lotta per salute nel mondo del lavoro. Vito Totire psichiatra e medico del lavoro, Associazione Esposti Amianto (via skype)

ore 10.45 Cosa possono fare i sindaci per promuovere davvero la Salute dell’Ambiente e della Popolazione. Valerio Gennaro, epidemiologo Istituto Tumori Genova e Medici per l’Ambiente (ISDE) (Via Skype) con Antonello Russo, statistico (Lecce)

ore 11.00 Tre siti per chi è attivo sul territorio:

Progetto EpiAmbNet: tutti gli studi di epidemiologia ambientale in un click

Conoscere lo stato di salute della popolazione residente in un territorio

Come mettere in pratica il FOIA, Freedom of Information Act

Maria Luisa Clementi, giornalista, Inferenze, Milano, direttrice di Epidemiologia & Prevenzione. (Via Skype)

Ore 11.15 Novità in tema di diritto penale dell’ambiente. Stefano Palmisano, avvocato penalista, blogger de Il Fatto Quotidiano

II Parte: Assemblea Salute Pubblica

Ore 11.30  Dibattito introdotto e moderato da Marco Alvisi, Presidente di Salute Pubblica

Ore 13.00 Conclusioni

L’associazione Salute Pubblica nel 2018 compirà 10 anni. Nata dall’esperienza della locale sezione di Medicina Democratica per rendere l’esperienza del movimento di lotta per la salute più aderente alle specifiche problematiche del Sud, l’associazione in questi anni ha cercato di contrastare, con il semplice volontariato dei propri associati, gli attacchi più gravi alla salute delle popolazioni locali e si è impegnata a diffondere la cultura della tutela del diritto alla salute.

Alle minacce legate all’inquinamento industriale nelle aree ad alto rischio e nei SIN, dentro e fuori i luoghi di lavoro, al Sud bisogna aggiungere anche quelle generate intorno alle discariche ed alle attività estrattive del petrolio, quelle derivanti da un lavoro non sempre sicuro soprattutto in agricoltura. L’esternalizzazione di molte attività nell’economia pubblica e privata ha prodotto nuove forme di precarizzazione del lavoro con aumento dello stress psicosociale. La presenza di manodopera straniera e irregolare è fortemente cresciuta ed assicura, attraverso lo sfruttamento, prezzi calmierati in agricoltura a vantaggio della grande distribuzione mentre i piccoli agricoltori spesso devono lavorare come braccianti per sostenere i costi di produzione spesso senza riuscirci. Gli organi di controllo sui luoghi di lavoro sono tenuti sempre al lumicino in termini di uomini e mezzi, e questo favorisce una sostanziale libertà di elusione delle norme sulla sicurezza del lavoro e sull’impiego dei pesticidi. Lo stesso si può dire degli organismi di controllo ambientale che intervengono in genere solo dopo patenti violazioni di legge o incidenti. Il quadro deve tenere conto di una presenza capillare della criminalità organizzata che condiziona istituzioni ed economia diventando essa stessa in molti casi imprenditrice; di un ritardo dei servizi socio-sanitari rispetto al resto del paese e di una maggiore percentuale di famiglie che gravitano intorno alla soglia di povertà. L’elevata percentuale di disoccupazione in specie giovanile dovuta alla crisi dei grandi impianti industriali sorti tra gli anni 60 e 80 completa un quadro con sicuro impatto negativo sulla salute di parti cospicue della popolazione.

Nella denuncia dei rischi per la salute il movimento si è avvalso di, quando presenti (o ha richiesto alle istituzioni, quando assenti) dati epidemiologici. La fiducia nell’epidemiologia e nella conoscenza in genere come grimaldello per avere ragione delle chiusure delle istituzioni di fronte a sicuri pericoli, è andata spesso delusa perché non sempre l’evidenza scientifica ha prodotto cambiamenti o decisioni orientate alla tutela della salute. Questa complessa questione si compone di molteplici aspetti: la disponibilità dei dati, il disegno degli studi, la partecipazione dei cittadini attivi e delle istituzioni, il ruolo dei ricercatori. Su ciascuno di questi aspetti sarebbe necessario un approfondimento ma una discussione si sta già svolgendo anche nel nostro paese e per questo abbiamo chiesto l’intervento di Annibale Biggeri nel nostro incontro del 16 dicembre. Il prof Biggeri, epidemiologo di livello internazionale, si è posto il problema delle ricadute politiche del suo lavoro ed ha condotto esperienze di “ricerca partecipata” in alcune parti d’Italia (Sarroch e Manfredonia).

Un’altra questione importante con la quale SP si è confrontata in questi anni è l’efficacia della “via giudiziaria” alla salute sulle grandi stragi da lavoro (Marghera, Mantova, Torino, Viareggio, Ravenna, Manfredonia, Brindisi). Sulle difficoltà e sulle strategie future abbiamo chiesto a Vito Totire, medico psichiatra per anni nello Spesal di Bologna, impegnato di vari contesti di lotte per la salute, un contributo al workshop del 16 dicembre.

Il movimento di lotta per la salute deve confrontarsi con importanti cambiamenti avvenuti nella società italiana ed europea. I cambiamenti riguardano i partiti e la partecipazione politica, la riduzione degli spazi democratici nelle istituzioni, la concezione del lavoro e degli altri diritti fondamentali come quello alla casa e all’istruzione. Stiamo cercando di prevedere interventi da altri contesti nazionali e internazionali.

La salute come misuratore di equità rimane un riferimento culturale e politico fondamentale della nostra associazione insieme alla convinzione che la democrazia, esplicitata nella partecipazione, nei processi sociali e politici è un potente strumento di miglioramento della salute. Quando si ostacola o si impedisce di prendere la parola nei contesti decisionali è facile che si produca paternalismo, prevaricazione e, come conseguenza, malattia e morte prematura. Per questo il nostro non è un interesse genericamente salutistico ma un interesse politico per la salute. Un miglioramento della salute, in qualunque contesto geopolitico, non potrà non passare attraverso una riduzione della disuguaglianza sociali.

Il workshop sarà anche l’occasione per precisare meglio le disponibilità e la tipologia di impegno di soci e simpatizzanti al fine ampliare le iniziative dell’associazione nei prossimi anni.

Brindisi, 4 dicembre 2017