L’inverno è alle porte; solo chi non vuol vedere evita di prendere atto della presenza nel territorio bolognese di numerose decine di persone senza casa; tra questi bambini ed anziani ad alto rischio per la loro salute e addirittura per la loro speranza di vita.

La storia di questi ultimi decenni è stata segnata da numerosi lutti; i più frequentemente colpiti sono stati i bambini, soprattutto rom ma anche italiani poveri; nessuno può dimenticare i morti degli ultimi decenni: Alex e Amanda nel rogo di s.Caterina di Quarto, Sereno Seferovic, Florin e numerosi altri;

le politiche di accoglienza in questi ultimi tempi sono state sempre più lacunose ed inadeguate; qualche tardivo “recupero” di buon senso c’è stato, riteniamo saggio e positivo che il CIE sia stato riconvertito a struttura di accoglienza “civile”; noi lo rivendicavamo da numerosi anni prima; nessuna soddisfazione per aver constatato che “avevamo ragione” in quanto, in questi casi il fattore tempo è un fattore drammaticamente ostile e , nel frattempo che una idea giusta si afferma (in ritardo) qualcuno ne paga le conseguenze a volta anche con la vita;

l’ultima vicenda dei rom di via della Canapa è significativa della insipienza ed inadeguatezza della condotta del comune di Bologna; è stato minacciato diverse volte uno sgombero assurdo ed impraticabile; alcune famiglie sono ancora lì ma, nel frattempo, molti dei residenti hanno subìto contraccolpi negativi sul loro stato di salute , dei quali, peraltro, abbiamo doverosamente informato la Procura della Repubblica;

ora mettiamo il dito nella piaga: se qualcuno da via della Canapa si è trasferito (chi, evidentemente, era nelle condizioni materiali di farlo) gli spazi rimasti vuoti devono essere rioccupati; altrettanto suggeriamo al signor Prefetto di convocare i sindaci della provincia al fine di disporre un censimento urgente delle strutture edilizie dismesse e disponibili, con piccoli interventi, ad essere riconvertite a strutture di accoglienza temporanea.

Ne abbiamo in mente alcune presenti nel territorio ma preferiamo , al momento, insistere su un censimento completo.

Il censimento deve essere esaustivo su due fronti: quello degli immobili e quello della “domanda”; circa la “domanda” non possiamo esimerci dal fotografarne una: si tratta di un nucleo composto da sei persone; tre bambini molto piccoli dei quali due con rilevanti problematiche di salute; tre adulti; sono rom rumeni, vengono da Craiova, sono stati spinti a migrare da motivi gravi e complessi; oggi sono qui.

Nessuno può pensare che possano continuare e vivere sotto i ponti , tanto poi, dovesse verificarsi un fatto luttuoso (una banale morte per assideramento) , saremo pronti a riversare le nostre lacrime di coccodrillo ed a gridare con retorica commozione: “mai più”; infatti la memoria non ci inganna, a Bologna, “mai più” lo abbiamo gridato già diverse e troppe volte.

Questa missiva è indirizzata oltre che, in primis, al signor Prefetto, al cardinale Caffarra (che ha già detto senz’altro sinceramente “mai più” in altre tragiche circostanza) ed al presidente dell’Ordine dei Medici per il contributo che i medici possono e devono dare ad una idea secondo cui la salute non si tutela solo con le sofisticate tecnologie sanitarie ma anche intervenendo sui più noti e “facili” fattori di rischio per la salute.

 

Vito Totire , portavoce circolo “Chico” Mendes medico e psichiatra 333.4147329

Andrea Bianconi, operaio, responsabile Commissione immigrazione circolo “Chico” Mendes 320.4111244

Via Polese 30 40122-Bologna