Di Patrizia Gentilini

Il 30 novembre scorso, a Roma presso la Sala Nassyria del Comando Carabinieri delle Politiche Agricole e Alimentari si è tenuta una conferenza stampa per illustrare i risultati della campagna “i pesticidi dentro di noi”, la prima fra quelle in agenda di Cambia la Terra, iniziativa promossa dal settore del biologico con la collaborazione di associazioni ambientaliste ed il supporto di ISDE Medici per l’Ambiente.  Cambia la Terra ha come finalità quella di promuovere una informazione rigorosa sui temi dell’agricoltura biologica, sull’importanza della biodiversità e della sicurezza alimentare, temi su cui è presente – troppo spesso – una informazione non corretta.

La prima campagna (“i pesticidi dentro di noi”) è consistita nella ricerca sulle urine di una normale famiglia romana (padre Giorgio, madre Marta e due figli Stella di 9 anni e Giacomo di 7) di alcuni pesticidi sia prima che dopo l’adozione di una dieta rigorosamente biologica durata due settimane; nel corso delle due settimane la famiglia non ha cambiato le proprie abitudini alimentari, ma solo la qualità dei prodotti.  L’evento ha avuto grande risonanza sulla stampa perché i risultati sono stati davvero eclatanti.

L’analisi eseguita presso un laboratorio accreditato per tale tipo di esami (Medizinisches Labor Bremen – MLH) e sono stati ricercati: glifosato, clorpirifos e 2 metaboliti dei piretroidi (CL2CA ed mPBA); emerso che tutta la famiglia, pur attenta alla propria alimentazione, era comunque pesantemente contaminata dalle sostanze indagate.

Ovviamente non esistono “limiti di legge” per le concentrazioni dei pesticidi nelle urine umane, perché queste sostanze all’interno dei nostri corpi non dovrebbero esserci e già questo fatto conferma che la legislazione in essere, pur complessa e rigorosa, non è assolutamente in grado di tutelare la salute umana, visto che il glifosato è stato trovato anche nelle urine di donne in gravidanza.  Non essendoci limiti di legge, l’unico confronto possibile è quello con popolazioni di riferimento: là dove possibile sono stati presi in considerazione studi pubblicati in letteratura; in loro assenza, i dati in possesso del laboratorio relativi ad analisi effettuate su   popolazione miste danese e tedesca.

Nelle analisi pre-dieta il glifosato nelle urine di Giorgio, Stella e Giacomo è superiore al valore medio della popolazione di riferimento mentre nelle urine di Marta è al di sotto del limite di rilevabilità, forse    perché segue da tempo una dieta senza pane e pasta, in cui il glifosato è presente molto spesso.

Il clorpirifos è un insetticida – ampiamente usato specie in frutticultura – che appartiene agli organofosforici, agenti di ben triste memoria in quanto “parenti” del gas nervino di uso bellico. Si tratta di sostanze che hanno non solo una azione neurotossica in quanto impediscono la degradazione dell’acetilcolina, ma anche agiscono come interferenti endocrini e sono particolarmente pericolosi per il cervello in via di sviluppo.  Sia Marta che Giacomo hanno concentrazioni molto elevate di clorpirifos, nettamente superiori a quelle che si riscontrano nella massima parte della popolazione ed anche in Giorgio e Stella sono comunque superiori alla media. I piretroidi sono utilizzati come pesticidi ad ampio spettro non solo in agricoltura, e tutta la famiglia è positiva a CL2CA e soprattutto ad m-PBA, associabile ad un maggior numero di piretroidi Cl2CA.

Dopo due sole settimane di dieta biologica il glifosato scompare nelle urine di Giorgio, Giacomo e Stella. Il clorpirifos si riduce del 75% nelle urine di Marta, in Giorgio – in cui era presente a valori nettamente superiori alla popolazione di riferimento- scende sotto soglia di rilevabilità, in Giacomo si riduce di circa 2/3   avvicinandosi alla media della popolazione di riferimento, in Stella viceversa nessun cambiamento. Anche per i piretroidi risultati eclatanti: per Marta l’m-PBA, che era quasi 5 volte il valore medio della popolazione, raggiunge un valore poco sotto la media, per Giorgio Cl2CA e m-PBA, scendono rispettivamente al di sotto del minimo rilevabile il primo e di oltre il 60% il secondo.  Anche per entrambi i figli netta riduzione di entrambe le sostanze dopo la dieta bio.

Questi risultati non sono tuttavia sorprendenti ma in linea con ciò che la letteratura scientifica fin dal 2006 segnala. In particolare una dieta biologica, specie nei bambini, mostra  che  già dopo soli 5 giorni comporta  la  scomparsa pressoché totale dalle urine delle sostanze indagate. Ma tutto questo cosa c’entra con la salute? Uno studio molto interessante condotto in Italia in persone residenti in prossimità di meleti ha evidenziato che in corrispondenza dei trattamenti aumentano i pesticidi nelle urine e, di concerto, diminuiscono i meccanismi di riparo del DNA, segnale indubbiamente preoccupante che qualcosa nell’organismo ne risente. Interessante il fatto che l’assunzione di miele biologico recuperare questi deficit. Ed è paradossale che la stessa UE che ha di recente rinnovato l’autorizzazione al glifosato, solo pochi mesi orsono abbia riconosciuto che una alimentazione biologica diminuisce il rischio di malattie allergiche, obesità e antibioticoresistenza, che in gravidanza protegge lo sviluppo cerebrale, che negli alimenti biologici vi è minor presenza di metalli (cadmio) e maggiori livelli polifenoli, vitamine e omega 3 in latte e carni da allevamenti biologici.

Purtroppo tutti noi, anche attraverso il cibo, siamo esposti ogni giorno a piccole dosi di veleni, quali i pesticidi, che possono gravemente compromettere la nostra salute, rappresentando uno dei più importanti fattori per l’insorgenza di malattie cronico-degenerative nell’adulti.  Ancor più pericolosa ovviamente l’esposizione  per  bambini e  organismi in accrescimento in cui aumenta non solo il rischio di malformazioni, specie al tratto urogenitale,  di cancro- specie tumori cerebrali, linfomi e leucemie, ma anche di alterazioni della sfera cognitiva,  comportamentale, sensoriale, motoria,  incremento del rischio di autismo e  riduzione del  Quoziente Intellettivo (QI): si pensi che  si stima che in Europa – per esposizione in utero ad insetticidi organofosforici – si perdano ogni anno 13 milioni di punti di QI e che ci siano 59.300 casi aggiuntivi di disabilità intellettuale.

Davvero non so cosa altro si debba aspettare per cambiare rotta e praticare un “nuova agricoltura”!

 

7 dicembre 2017