Di Vito Totire

Con rabbia, amarezza, rammarico ma anche con senso di impotenza dobbiamo constatare che la strage sul lavoro continua; in poche ore tre morti ma anche tanti gravi eventi non immediatamente mortali in prognosi riservata. Non è possibile fare una classifica di gravità almeno per i tre mortali verificatisi in poche ore.

Ancora una volta arriviamo il “giorno dopo” e siamo costretti a fare osservazioni “a distanza “ non senza aver constatato che le misure adottate dal governo Draghi non paiono aver posto alcun freno alla grave sequenza di morte; si muore ancora per rischi persino facili da prevedere e monitorare e che ciononostante non paiono essere stati scalfiti né dal labile incremento di sanzioni né dal rafforzamento degli organi ispettivi (limitato peraltro, per ragioni non condivisibili, all’Ispettorato del lavoro quando sarebbe stato congruo e necessario un potenziamento anche della USL; cosa è successo si intravede dalle scarne cronache giornalistiche:

  • A Borgonovo (PC) la vittima è Nicoletta Palladini di 50 anni; operaia, da decenni, della locale VETRERIA;  addetta al turno di notte;  alcune fonti hanno ritenuto di precisare che Nicoletta aveva fatto i necessari corsi di formazione…; si vedrà; ora: è evidente che la sicurezza debba essere garantita notte e giorno e che le macchine debbano  avere una “sicurezza intrinseca”, fatta anche di regolari manutenzioni, che metta al riparo anche da eventuali défaillance nella capacità individuale di vigilanza in turni di lavoro non fisiologici come quello notturno; il lavoro notturno non è solo “antibiologico” e fonte di distress psicosociale ma è anche classificato dalla IARC come fattore di rischio “probabilmente cancerogeno”; è necessaria  dunque in Italia e nel mondo una radicale bonifica tesa a limitare il lavoro notturno alle situazioni nelle quali è effettivamente indispensabile evitando di abusarne in chiave prettamente economicistica e produttivistica anche e soprattutto in questa fase di “crisi energetica “in cui alcune “menti geniali” stanno pensando di imporre ai lavoratori ulteriori forme di costrittività a riguardo dell’orario di lavoro; è evidente che seguiremo le indagini; ALTRETTANTO OVVIO E’ CHE SOSTENIAMO MORALMENTE LO SCIOPERO INDETTO DAI SINDACATI PER L’8 NOVEMBRE MA COGLIAMO PURE LA OCCASIONE, COME ABBIAMO FATTO NEL CORSO DI UN RECENTE SCIOPERO ALLA PIAGGIO DI PONTEDERA, DI PROPORRE CHE: LO SCIOPERO INDETTO PER RAGIONI DI SICUREZZA IN PARTICOLARE DOPO EVENTI GRAVI COME QUELLO CHE SI E’ VERIFICATO A BORGONOVO  E NEL CASO IN CUI ALLA BASE DELLA DINAMICA SI RAVVISI UNA VIOLAZIONE DELLE NORME DI PREVENZIONE, NON DEVE COMPORTARE UNA PENALIZZAZIONE SALARIALE PER I LAVORATORI! Si tratta di una proposta che potrà essere difficile da “comprendere” per il ceto politico e per le istituzioni ma che ci pare socialmente ed eticamente fondata! Una proposta che non è correlata tanto alla difficoltà di arrivare a fine mese ma che è correlata ad una questione di principio: i lavoratori non devono mai pagare per la bonifica dei rischi di morte! Tra le altre contraddizioni dobbiamo sottolineare, con un interrogativo, una questione: stante le carenze di organico e il rallentamento delle attività ispettive causa covid19, che livelli di vigilanza sono stati garantiti e si intendono garantire in futuro sul lavoro di notte? La domanda ci pare oscillare tra il retorico e il “dito nella piaga”.
  • Evento mortale in provincia di Torino nella azienda Alessio Tubi di La Loggia; un lavoratore nato in Marocco (lo citiamo per nome e cognome nel titolo) che le cronache definiscono “interinale” è rimasto schiacciato sotto una catasta di tubi che sarebbe caduta da un carro ponte; il rapporto di lavoro interinale/formazione/esposizione a rischio ha evidenziato nessi eziologici evidenti in materia di danni alla salute operaia.
  • Ancora: a Casal di Principe un operaio di 49 anni (le cronache parlano di Francesco P.) caduto per il cedimento di un tetto; fattore di rischio persino ovvio correlato ad una erronea valutazione della capacità portante del piano di calpestio.

Come si può osservare si è trattato di eventi, verificatisi nell’arco di poche ore, correlati a rischi ben conosciuti e non difficili da prevenire; ogni evento connotato da particolari varianti ma la sostanza è quella di sempre: la ipotesi autoassolutoria del cosiddetto “errore umano” pare ancora una volta non significativa (come abbiamo detto si vedranno le indagini, sarebbe sbagliato un “processo” condotto con criteri aprioristici) mentre verosimilmente l’elemento determinante può essere stato la omissione di misure di prevenzione spesso semplici e, a volte, neppure particolarmente onerose ancorché, comunque, obbligatorie.

Né il nostro stato d’animo si limita ad “accusare gli altri”: ognuno ha la sua parte di responsabilità; la nostra è di essere partiti da buone intenzioni ed intuizioni (“arrivare il giorno prima”) ma di non aver fatto ancora i passi necessari per diffondere in tutto il paese la “rete lavoro scuro” che abbiamo fondato a Modena il 26 maggio 2022.

Dobbiamo andare avanti, creando il massimo di sinergie possibili, sul percorso che abbiamo delineato:

IL LAVORO DELLE DONNE E DEGLI UOMINI DEVE ESSERE OCCASIONE DI REDDITO, DI DIGNITA’ E DI BENESSERE NEL RISPETTO DELL’AMBIENTE E NON CAUSA DI MORTE E MALATTIA.

Bologna, 8 novembre 2022