Domenico Brattoli

Una testimonianza di un insegnante meridionale che negli anni ’70 conobbe il gruppo di Castellanza animato da Giulio Maccacaro e la rivista SAPERE*.

“Fu il trauma della morte di papà ad aprirmi gli occhi.A fine giugno del 1973 gli diagnosticarono una neoplasia polmonare, a novembre se lo portò via un infarto.Era un pezzo d’uomo alto e massiccio, mori’ che pesava cinquanta chili, con i polmoni pieni di sostanze nocive.Intanto la bussola della mia vita puntava verso nord:militare a Casale Monferrato nel 1974 e primo incarico di insegnamento al corso serale del Professionale “Bernocchi” di Legnano a ottobre del 1976.Quando arrivai a Legnano dalla Puglia, a Seveso e Manfredonia le nubi velenose avevano già dispiegato i loro mortiferi effetti sulle persone e sull’ambiente.Nel 74 avevo letto i primi numeri della nuova serie di Sapere diretta dal professor Giulio Maccacaro, soprattutto alcuni articoli sugli operai della Montedison di Castellanza che trovai straordinariamente interessanti. Determinato a conoscerli, a novembre incontrai, nella sala del dopolavoro Montedison, alcuni del gruppo P.I.A. (Prevenzione e Igiene Ambientale) del Consiglio di Fabbrica che collaborarono alla monografia su Seveso (da leggere il primo articolo della monografia, scritto da loro in collaborazione con B. Mazza e V.Scatturin), e che Maccacaro ,nel primo numero di Sapere, chiama “gli operai della scienza”:Mara, Cova, Lepori, Rebellato, Marazzini, Colombo e altri di cui non ricordo il nome.Negli anni successivi invitai spesso alcuni di loro a scuola per incontri-dibattito sulle problematiche ambientali. Mara fu il più assiduo:gliene sarò grato per sempre.Egli,a proposito di Seveso, ci parlò spesso delle difficoltà a ricostruire il ciclo produttivo della Icmesa, da cui si sprigionò la nube contenente diossina; degli incontri semi clandestini con gli operai, che non volevano esporsi, in alcuni bar; della costituzione del comitato popolare; delle telefonate di Maccacaro al professore vietnamita Ton That Tung esperto di patologia umana e animale da diossina.Mi ero ripromesso, nei primi mesi del 77, di incontrare all’Istituto di Biometria e Statistica Medica a Milano, proprio Giulio Maccacaro l’altra colonna portante di Sapere.Ma questi mori’ improvvisamente il 15 gennaio del 1977 mentre era in riunione con Luigi e gli altri componenti la redazione, intenti a preparare il primo numero della rivista”Epidemiologia e Prevenzione”.”L’infarto lo colpi’ in mia presenza”mi disse Mara”Giulio mori’ tra le mie braccia”.Il mio più grande rammarico è di non averlo conosciuto.Sono invece grato al destino che ha ordinato i fili della mia vita in modo che incontrassi i compagni di Castellanza e li frequentassi per anni, apprezzando, dalla loro viva voce, l’invalutabile valore della loro esperienza e della loro scienza del lavoro.Buona parte del rigoroso lavoro scientifico svolto sul campo, sui cicli produttivi, per una nuova scienza dal basso, con la partecipazione della gente è da divulgare.Non certo per demerito loro, ma per il fattivo “impegno” delle forze politiche, sindacali e culturali, sia di destra che di sinistra, che-come diceva Mara-con “spietata cattiveria”hanno cercato di cancellare un’esperienza unica, la punta di diamante dell’intelligenza operaia, non solo italiana. Giganti, questi operai e i tecnici che collaborarono con loro, in confronto alle gelatine del panorama politico, sindacale e culturale italiano. Altri miei ricordi di prima mano…Al Simposio internazionale”Rivalorizacion Social de la Ciencia” a Città del Messico del 1979, partecipò Angelo Cova presentando la relazione del Gruppo P.I.A. del C.d.F. della Montedison di Castellanza. Alla fine del suo intervento fu inondato da interminabili applausi e uno psicoanalista argentino, commosso, corse ad abbracciarlo sul palco. Nel 1991 tornai in Puglia e purtroppo li persi di vista per anni, anche se continuavo ad essere un attento lettore di Medicina Democratica. Li rincontrai a Brindisi il 18 ottobre del 2008 durante il Congresso Nazionale di Medicina Democratica,organizzato dai referenti pugliesi di M.D., il dottor Fernando D’Angelo e il dottor Maurizio Portaluri. Avevano qualche capello bianco in più, ma erano pieni di energia e battaglieri come sempre, sul fronte di una regione con gravi problemi ambientali.In quell’occasione dissi a Mara che meritava non uno, ma venti premi nobel.Lui volle che registrassi una testimonianza sulla mia esperienza a scuola.E siamo ad oggi, 2016. Giovedi’ 12 maggio, come un fulmine, mi è arrivata la notizia della morte di Luigi Mara:una perdita incalcolabile, un vuoto incolmabile. Ma il suo testimone di una ideale staffetta è li’ che aspetta di essere afferrato. Anzi è stato già afferrato dai tanti movimenti di lotta, che lui generosamente, come perito di parte civile, aiutò e stava aiutando con il suo impegno e la straordinaria conoscenza dei cicli produttivi e delle sostanze nocive. Questi movimenti, attivi e combattivi, in varie parti d’Italia lottano per un mondo migliore contro la distruttiva e spietata logica del Finanzacapitalismo.”

*Il numero dedicato dall’incidente di Seveso è scaricabile da questo link

http://www.mediafire.com/download/ked8vwe38syjbsk/Sapere_Seveso_1976.pdf