Il problema

Sebbene in media i dati di mortalità per tutte le cause non mostrino particolari criticità nella provincia di Lecce rispetto alle altre province pugliesi, nell’area si registra un eccesso di mortalità maschile per tumore polmonare rispetto ai tassi regionali e nazionali e un eccesso di mortalità di tumore al polmone nelle donne nella città di Lecce. Tale criticità è nota da alcuni decenni e negli anni sono state condotte diverse analisi con lo scopo di circoscrivere il fenomeno ed individuare possibili fattori di rischi.

Cosa si sa e da quanto tempo si sa

Già nel rapporto “Ambiente e salute in Italia dell’OMS” (OMS 2002) l’analisi di mortalità per province 1985-1989 per tumore della trachea dei bronchi e dei polmoni mostrava un eccesso per la provincia di Lecce nei maschi rispetto alle altre province pugliesi.

Nel 2014 l’Istituto Superiore di Sanità presenta in un convegno a Taranto un’analisi statistica di aggregazione di comuni (analisi cluster) sia di dati di mortalità che di incidenza di tumore al polmone per maschi e femmine. Le analisi mettevano in evidenza un’area cluster di comuni nella zona centro-orientale della provincia di Lecce con eccessi di mortalità per tumore al polmone per i maschi nel periodo 1980-2010 (Figura 1 sx). Mentre per quanto riguarda l’incidenza di tumore del polmone nel periodo 2003-2006 veniva messo in evidenza un insieme di comuni più ristretto intorno a Sogliano Cavour, Galatina (Figura 1 dx).

Figura 1 (Fonte ISS)

Lo studio PROTOS

Nell’ambito della Rete di Prevenzione Oncologica della provincia di Lecce (REPOL) attiva fin dal 2013 a Lecce viene finanziato e condotto dall’ASL di Lecce uno studio epidemiologico, Protos, con l’obiettivo di indagare i fattori di rischio di tumore polmonare tra i residenti in provincia salentina. Per la conduzione del progetto l’Asl si è affidata alla collaborazione dell’Istituto di Fisiologia Clinica del Cnr di Pisa. Lo studio annunciato per la prima volta nel 2015, presentato in commissione ambiente e salute al Senato della Repubblica nel novembre 2016 e finanziato dal Centro Salute Ambiente della regione Puglia ha prodotto i suoi primi risultati ad un convegno dell’associazione italiana di epidemiologia http://www.epidemiologia.it/convegno-aie-2018/ e i risultati finali a Luglio 2019 nell’ambito di un workshop presso la ASL di Lecce (https://www.sanita.puglia.it/web/asl-lecce/archivio-news_det/-/journal_content/56/25176/dipartimenti-di-prevenzione-del-terzo-millennio-le-nuove-sfide-per-stare-al-passo-con-i-tempi) …

Lo studio del tipo caso/controllo ha analizzato tramite un questionario gli stili di vita ed alcuni fattori di rischio nei pazienti affetti da neoplasia polmonare con diagnosi nel periodo 01/07/2015-31/12/2016

Tra i fattori di rischio sono stati considerati, tra gli altri, il fumo attivo/passivo, l’attività lavorativa anche pregressa, familiarità per neoplasie, esposizione ambientale (radon, amianto, vicinanza ad impianti di smaltimento di rifiuti, traffico, esposizione alle ricadute dei fumi dall’impianto Colacem e centrale a carbone di Cerano.

Seppure con alcuni limiti discussi dagli autori nelle due iniziative sopra citate i risultati mettono in evidenza che maggiori rischi di tumore al polmone si registrano negli uomini con abitudine al fumo e con familiarità alle neoplasie, basso tasso di scolarità, con esposizione occupazionale pregressa ed attività lavoro pesante, uso di fitosanitari senza dispositivi di protezione e residenti nell’area in prossimità dell’impianto Colacem. Per le donne abitudine al fumo, familiarità a neoplasie ed alto tasso di scolarità.

E ADESSO?

In attesa che lo studio sia pubblicato e condiviso con la collettività, ci si chiede quali siano le azioni che la Regione Puglia intende mettere in atto. Come si voglia incidere sui fattori di rischio individuali ed ambientali. Oltre che alle pressioni industriali di fuori provincia (Cerano non c’entra nulla anche perché il fenomeno è persino precedente alla sua attività) non è forse il caso di cominciare ad agire su quelle presenti in provincia di Lecce? Dopo tanti anni di studio è forse il caso di salvare qualche vita umana effettuando un’attività di screening del tumore al polmone come si fa in UK.

Redazione Salute Pubblica

28 settembre 2019